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Linfoma di Hodgkin classico, la Commissione europea ha approvato Keytruda


La Commissione Europea ( EC ) ha approvato Keytruda ( Pembrolizumab ), anticorpo monoclonale anti-PD-1, per il trattamento dei pazienti adulti con linfoma di Hodgkin classico ( cHL ) refrattario o recidivato dopo trapianto autologo di cellule staminali ( ASCT ) e Brentuximab vedotin o ineleggibili al trapianto o che abbiano fallito la terapia con Brentuximab vedotin.
Il dosaggio di Pembrolizumab approvato è di 200 mg ogni tre settimane fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.

Per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico, che non hanno tratto beneficio da precedenti terapie, molti dei quali sono giovani e con prognosi sfavorevole, esistevano limitate opzioni.

L’approvazione europea si è basata sui dati di 241 pazienti arruolati negli studi KEYNOTE-087 e KEYNOTE-013. Questi studi multicentrici, in aperto, hanno esaminato pazienti affetti da linfoma di Hodgkin classico dopo fallimento del trattamento con trapianto autologo di cellule staminali e Brentuximab vedotin o che fossero ineleggibili al trapianto autologo perché incapaci di ottenere remissione completa o parziale dopo chemioterapia di salvataggio e che non avessero risposto alla terapia con Brentuximab vedotin, oppure che non avessero risposto a trapianto autologo e non avessero ricevuto Brentuximab vedotin dopo il trapianto.
Entrambi gli studi hanno incluso pazienti indipendentemente dall’espressione del recettore PD-L1.
L’ineleggibilità a questi studi consisteva in polmonite attiva, non-infettiva, trapianto allogenico di cellule staminali ricevuto nei 5 anni precedenti ( o più, ma con persistenza di sintomi), malattia autoimmune attiva o condizioni mediche che richiedevano trattamento immuno-soppressivo.

Nello studio KEYNOTE-087, 210 pazienti hanno ricevuto Pembrolizumab al dosaggio di 200 mg ogni tre settimane per 24 mesi o fino a tossicità inaccettabile o progressione documentata della malattia.
I risultati hanno mostrato un tasso di risposta obiettiva ( ORR ) alla terapia del 69%, con un tasso di remissione completa del 22% e un tasso di remissione parziale del 47% dopo un periodo di follow up mediano di 10.1 mesi.
Tra i 145 pazienti che hanno risposto alla terapia, la durata mediana della risposta è risultata di 11.1 mesi, ed il 76% dei pazienti ha mostrato risposte di almeno 6 mesi.

Nello studio KEYNOTE-013, 31 pazienti hanno ricevuto Pembrolizumab al dosaggio di 10 mg/kg ogni due settimane per 24 mesi o fino a tossicità inaccettabile o progressione documentata della malattia.
L’analisi di efficacia ha indicato un tasso di risposta obiettiva del 58%, una remissione completa nel 19% dei casi e una parziale nel 39%.
Il follow-up mediano era di 28.7 mesi.
Tra i 18 pazienti che hanno risposto alla terapia, la durata mediana della risposta non è stata raggiunta ( range: 0+ - 26.1+ ), l’80% di questi ha mostrato risposte uguali o superiori a 6 mesi e il 70% risposte superiori a 12 mesi.

Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale che agisce stimolando la capacità del sistema immunitario umano a riconoscere e sconfiggere le cellule tumorali.
La sua azione consiste nel bloccare l’interazione del PD-1 con i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2, attivando i linfociti T che possono in questo modo influenzare l’attività sia delle cellule tumorali che di quelle sane.
Viene somministrato per infusione endovenosa della durata di 30 minuti ogni tre settimane.

L’analisi di sicurezza a supporto dell’approvazione europea di Pembrolizumab si basa sui dati di 3.194 pazienti affetti da melanoma avanzato, tumore del polmone non-a-piccole cellule o linfoma di Hodgkin classico, utilizzando quattro dosaggi di farmaco ( 2 mg/kg ogni tre settimane, 200 mg ogni tre settimane o 10 mg/kg ogni due o tre settimane ) in vari studi clinici.
Le più frequenti reazioni avverse ( superiori al 10% ) con Pembrolizumab includevano fatigue ( 22% ), prurito ( 15% ), rash ( 13% ), diarrea ( 12% ) e nausea ( 10% ).
La maggior parte delle reazioni avverse presentava un grado di severità 1 e 2.
Le più comuni reazioni avverse gravi ( grado 3 o 4 ) erano di tipo immuno-mediato o legate all’infusione.

Il linfoma di Hodgkin è un tipo di malattia linfoproliferativa che si sviluppa tra i linfociti; può presentarsi inizialmente in qualsiasi distretto corporeo, ma più spesso ha origine nei linfonodi della parte superiore del corpo, i siti più comunemente interessati sono le sedi toraciche, cervicali ed ascellari.
Il linfoma di Hodgkin classico rappresenta circa il 95% di tutti i casi di linfoma di Hodgkin nei Paesi più industrializzati. ( Xagena2017 )

Fonte: Merck, 2017


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